
Foto di Mauro Presutti
Nato a Campobasso il 3 ottobre 1904, fin dall’infanzia manifesta spiccate attitudini per il disegno, comprese e stimolate dal padre, pittore e decoratore, che gestisce un negozio di materiali per belle arti.
L’artista Abel Valerio, uom distinto,
in quei disegni aveva ben notato
la giusta prospettiva, e sì convinto,
al babbo suggerì, che a tempo dato,
la scuola d’arte fosse il mio destino,
perché dalla natura era segnato.
Frequenta tra il 1919 e il 1924 i corsi artistici e di specializzazione di pittura a Roma e Firenze. Parallelamente agli studi artistici veri e propri, porta avanti in maniera appassionata e approfondita studi sull’anatomia del corpo umano.
Intorno ai 19 anni abbraccia la fede cristiana con un ardore che non lo lascerà per tutta la vita e che trasfonde nei molti soggetti sacri che realizzerà. Alla fine della sua attività gli affreschi di Trivisonno ricopriranno in totale circa quattromila metri quadrati di superficie in cinque regioni italiane e al Cairo (Egitto).
Sente da subito e fortemente il fascino per l’arte classica e per il Rinascimento in particolare, partendo da Giotto fino a quello maturo di Raffaello, Michelangelo e Andrea del Sarto. Concordava in pieno con Giorgio Vasari, che definiva quest’ultimo il “pittore senza errori”.
La logica conseguenza di questo amore per la pittura classica non può che essere lo studio e la pratica costante dell’affresco. Comincia giovanissimo ad affrescare chiese. Il suo amico carissimo Antonio Pascarella così scrive di lui nelle sue memorie:
[…] Mentre ferveva il lavoro […] nelle aule dell’Accademia, un nuovo figlio delle terre benedette di Campobasso veniva a Roma ad ingrossare le fila degli studiosi dell’arte. Amedeo Trivisonno, quel giovincello ch’era nato con i colori in mano. Don Pietro, padre suo (decoratore apprezzato, collaboratore ed amico del prof. Don Abele Valerio, colui che a noi […] e ad Amedeo dette i primi insegnamenti che costituirono la solida base del nostro progredire), comprese le possibilità di suo figlio nel campo dell’arte e lo inviò a Roma. Questo giovincello biondo, simpatico e bello, dal corpo esile, svelto, incapace di star fermo, che prendeva i tram al volo, senza poggiare i piedi sul predellino, dinamico nel vero senso della parola, iniziò i suoi studi artistici con un entusiasmo straordinario volendo egli bruciare le tappe per raggiungere il suo sogno del voler dipingere. Abitava solo e lontano da noi in una casa in Trastevere, ai piedi del Gianicolo e non lontano dal mirabile colle ove sorge maestoso il tempietto di S. Pietro in Mortorio del Bramante (sic – naturalmente si tratta di San Pietro in Montorio. Non è escluso che sia qui in un’accezione volutamente ironica) e la bella fontana dell’acqua Paola.
[…] Amedeo nel più breve tempo possibile si abilitò all’insegnamento primo fra i primi e fece il suo ingresso nelle aule dell’Accademia di specializzazione di pittura. Era arrivato dunque nella scuola che sognava e qui dette sfogo alla sua anima di artista attaccandosi all’insegnamento e all’esperienza del valoroso artista De Carolis, il più noto, il più apprezzato ed invidiato di quel tempo. Il terzo anno lo compì alla scuola di Firenze dove egli si trasferì per attingere nuove esperienze e insegnamenti di maestri di grande grido nel campo della pittura murale, l’affresco, dove egli intendeva arrivare.
Il primo lavoro su muro è a San Giuliano del Sannio (1925), ma i primi veramente importanti sono a Pollutri, in Abruzzo, nel 1926, e a Isernia nel 1927-28.
Nel 1927 sposa Maria Rosaria Barletta, con la quale costruirà una numerosa famiglia. Benché non gli manchino committenze in Molise, Trivisonno nel 1930 si trasferisce con la famiglia a Roma. Rientrato a Campobasso nel 1933, nonostante le iniziali difficoltà, l’artista ottiene importanti incarichi, come per esempio il ciclo di affreschi della Cattedrale.

Nell’anno accademico 1936-37 è docente presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli, in qualità di assistente di Emilio Notte, che lì insegna affresco e decorazione. Poco prima dell’entrata in guerra, si reca ancora a Napoli, di nuovo chiamato da Emilio Notte, per affrescare, su cartoni dello stesso Notte, il Salone Reale, in occasione della Mostra d’Oltremare del 1940.
Oggi l’edificio, situato alla destra dell’ingresso principale della Mostra d’Oltremare, è stato trasformato in un grande albergo, l’Hotel Esedra.

Dal 1939 (e per 13 anni) insegna disegno e storia dell’arte all’Istituto Magistrale di Campobasso, continuando anche ad eseguire gli affreschi che gli vengono commissionati (in Molise e Abruzzo – che fino al 1970 costituiranno una regione unica – Campania, Puglia, Lazio). La quasi totalità di tali affreschi è tuttora visibile.
In questi anni, ma in realtà lungo tutta la vita, è molto vasta la produzione di pittura da cavalletto e intensa la ricerca sulla materia pittorica.
Durante la permanenza delle truppe alleate in Italia, nella seconda guerra mondiale, la sua fama di ritrattista viene scoperta da soldati e ufficiali dell’Ottava Armata di stanza a Campobasso: molti sono presi dall’ansia di far avere ai familiari lontani il proprio ritratto. E molti sono quindi i ritratti che si trovano ora negli Stati Uniti, in Canada, Australia, Nuova Zelanda, Sud Africa e Gran Bretagna. Purtroppo solo di pochi si ha conoscenza, tutti in Gran Bretagna.
Un’altra grande passione è la musica. Nel ’50/’51 tiene a Campobasso, presso l’Istituto Magistrale, delle conferenze/esecuzioni riguardanti Bach e Chopin. Tra il 1952 ed il 1960 compone musica sacra, ma nel corso di tutta la vita non disdegnerà di dedicarsi a composizioni di carattere più leggero. Parlava di musica e pittura come di due arti molto simili.



La pittura è come la musica, ha lo stesso linguaggio: la pittura contenta l’occhio, la musica l’orecchio. Ci sono le stesse indicazioni, ci sono i toni di un colore infinito, toni alti, toni bassi. Con questi giochi si costruisce. Lo spazio tra il segno e lo sfondo deve essere piacevole: anche lo spazio deve sorridere. Soggetto e sfondo per la pittura sono come la melodia e l’armonia per il pianoforte […]. Il pittore sulla tela deve creare armonie.
Dai diari di Anna Maria Trivisonno

Dal 1952 al 1967 si trasferisce al Cairo, in Egitto, dove insegna disegno e storia dell’arte nei Licei Scientifici italiani e pittura e materie artistiche presso la Scuola d’Arte Italiana “Leonardo da Vinci”, promossa e diretta dall’Istituto di Cultura Italiano.
Al Cairo affresca tre chiese, due cattoliche e una copta, dove si cimenta con l’arte bizantina, di cui sente fortemente il richiamo.
Nel Museo Egizio studia da vicino le Maschere ad encausto provenienti dal Fayoum e, tenendo fede alla sua passione per la materia pittorica, è portato a sperimentare la stessa tecnica, l’encausto https://www.storicang.it/a/i-ritratti-fayyum-sguardi-dallaldila_16323
In Egitto Trivisonno si cimenta con l’arte astratta, realizzando diversi schizzi e disegni. Su uno di essi l’artista annota l’enigmatico appunto “…e perché no?”, quasi ad indicare un’apertura, sia pur timida, ad una corrente che poco si confaceva a chi, come lui, credeva fermamente nel disegno “dal vero”, ma dalla quale era in qualche modo attratto. 1
Dopo il rientro in Italia nel 1967, sceglie come sede per l’insegnamento e per la sua attività artistica la città di Firenze, dove dal 1957 si era già trasferita la famiglia. Qui insegna al Liceo Scientifico “Castelnuovo” fino al 1975.
A Firenze pubblica nel 1989 Memorie, una sorta di autobiografia in versi, ma anche di sfida, di “gioco”, che lo ha visto impegnato per 13 anni: i momenti liberi dalla produzione artistica lo trovano seduto alla scrivania, impegnato a sfogliare i ricordi di tutta una vita, sommerso tra vecchi diari, documenti e il fedele vocabolario della lingua italiana.
Continua a lavorare fino a tarda età. L’ultimo affresco è del 1986, a Rocca San Giovanni, in provincia di Chieti. Realizza ancora molte tele, di piccole e grandi dimensioni, fino a pochi giorni prima della sua scomparsa, avvenuta il 28 dicembre 1995.

PREMI E RICONOSCIMENTI
Diploma e medaglia d’argento per dipinti presentati alla prima mostra di “Suppellettile Sacra” – L’Aquila, 1928
Onorificenza “Ordo Sancti Silvestri Papae” firmato dal Cardinale Pacelli – 1935
“Premio del Duce” per il quadro Crocifissione, esposto alla IV Mostra D’Arte del Sindacato Interprovinciale Fascista Belle Arti dell’Abruzzo e Molise – Campobasso, 1937
Vincitore del concorso bandito nel 1938 dall’Amministrazione Provinciale di Campobasso per il ritratto di Sua Maestà il Re ed Imperatore e per quello del Duce – Campobasso, 1939
Menzione Onorevole per il dipinto Maternità esposto alla III Mostra Nazionale del Sindacato Fascista a Milano, Palazzo dell’Arte – Milano, 1941
Premio alla cultura “Molisano dell’anno” – Rotary Club Campobasso – 1994

Nel 1996, ad un anno dalla scomparsa, il Comune di Campobasso ricorda la figura dell’artista apponendo una lapide sulla facciata della casa natale, intitolandogli anche una strada del centro cittadino e ospitando intellettuali e artisti per un incontro commemorativo, che pone le basi per la grande retrospettiva che si terrà poi nel 1998 presso il Convitto Nazionale “Mario Pagano”. In occasione della mostra viene pubblicato un catalogo 2 con testi critici di Nunzio Pascarella, curatore della mostra, e di Luciano Caramel, Marco Fagioli, Elena Pontiggia. L’esposizione comprende circa 400 opere di pittura, tra paesaggi, ritratti, autoritratti e nature morte. In quell’occasione, vengono esposti anche i disegni preparatori riguardanti il ciclo di affreschi della Cattedrale di Campobasso, donati alla città dai figli del Maestro, obbedendo al desiderio da lui espresso negli ultimi anni di vita. Tali opere dovrebbero costituire il primo nucleo del futuro Museo d’Arte Moderna cittadino.
Nell’ottobre del 2000 viene allestita a Firenze, presso l’Accademia delle Arti del Disegno, una mostra di cartoni d’affresco che vanno dal 1927 al 1939, in tutto 24, a cura di Elena Pontiggia. 3 L’esposizione è preceduta da un convegno di studi sull’opera di Trivisonno nella cultura del Novecento, al quale partecipano, oltre alla curatrice, critici e storici dell’arte: Giuseppe Appella, Marco Fagioli, Antonio Paolucci, Nunzio Pascarella, Carlo Sisi e Timothy Verdon. La mostra, patrocinata dal Comune di Firenze e sponsorizzata dalla Regione Molise e dal Comune di Campobasso, viene poi trasferita a Campobasso, dove rimane aperta fino al dicembre 2000.
Oltre al ciclo di cartoni d’affresco donati alla città natale, alcuni disegni preparatori per le tele di San Martino in Castelpetroso (IS), che rappresentano i sette Dolori della Madonna, vengono donati dagli eredi al MAGI – Museo d’Arte delle Generazioni Italiane del ‘900 di Pieve di Cento (BO).
La Regione Molise acquisisce poi nel 2008 oltre mille tra cartoni d’affresco, disegni e qualche dipinto e nel 2018 viene realizzata una grande mostra con diversi di quei cartoni d’affresco presso la ex GIL di Campobasso, uno spazio della Regione gestito dalla Fondazione Molise Cultura. Diverse opere tra queste sono pubblicate in questo sito e ringraziamo per questa possibilità la Regione Molise.
1 L. Caramel, M. Fagioli, N. Pascarella, E. Pontiggia, Amedeo Trivisonno, una pagina dell’arte italiana del ‘900, Editrice Lampo, Campobasso 1998 – pagg. 161-179
2 L. Caramel, M. Fagioli, N. Pascarella, E. Pontiggia, Amedeo Trivisonno, una pagina dell’arte italiana del ‘900, Editrice Lampo, Campobasso 1998
3 Il catalogo della mostra, Amedeo Trivisonno – Cartoni d’affresco 1927-1939, è stato pubblicato nel 1998 dalle edizioni Polistampa, Firenze.