
Disegni preparatori
Disegni preparatori, affreschi, tempere
Disegni preparatori, tele e tavole
[Per meglio esplicitare il “percorso” di ogni opera di Trivisonno destinata agli edifici sacri, ossia tutte le componenti che ne costituivano il complesso lavoro, si è scelto di dare una visione d’insieme mostrando, per ogni luogo dell’elenco presente in questa pagina, sia i disegni preparatori, financo i bozzetti o i piccoli studi, ove presenti, sia gli affreschi, sia le tempere su muro. Quindi gli elenchi presenti nel sito (affreschi, grandi tele e disegni preparatori) fanno sempre riferimento alle opere presenti nelle chiese.]
Enorme è stato l’impegno di Amedeo Trivisonno nella realizzazione dei disegni preparatori degli affreschi. Detti brevemente cartoni d’affresco, in realtà vennero realizzati anche per dipinti, sempre murali, ma a tempera, e per grandi tele e tavole. Egli li considerava un mezzo utilissimo per riprodurre sul muro o sulle tele e tavole il progetto globale. Pochi artisti del ‘900 hanno eseguito come lui una tale mole di disegni preparatori e sicuramente tanti affreschi.
Due mostre importanti sono state dedicate a questi disegni. La prima nel 2000, a Firenze, presso l’Accademia delle Arti del Disegno, a cura di Elena Pontiggia. [1] In questa mostra vennero presi in esame i cartoni realizzati tra le due guerre, la cronologia andando dal 1927 al 1939. La mostra fu portata poi a Campobasso, presso i Grandi Magazzini Teatrali. La seconda si è tenuta nel 2018, di nuovo a Campobasso, presso gli spazi della Ex GIL, di proprietà della Regione. Nel 2008 la Regione Molise aveva acquisito la collezione costituita da oltre mille opere tra disegni, cartoni e opere da cavalletto, provenienti dallo studio fiorentino di Amedeo Trivisonno e di proprietà della famiglia. La mostra, organizzata dalla Fondazione Molise Cultura per conto della Regione ebbe il titolo “Il Segno e il Colore. Amedeo Trivisonno” https://www.facebook.com/rosselladerosa62/media_set?set=a.10218071395001155&type=3. Così recitava il comunicato stampa della mostra: “Nel percorso espositivo sarà possibile ammirare opere relative ai cicli molisani dei quali si conservano, nel Fondo regionale, il maggior numero e varietà di elementi grafici, in modo da offrire al visitatore uno sguardo d’insieme del processo artistico, compresa la possibilità di visionare l’opera finale, contestualizzata nel contenitore per la quale era stata pensata, grazie all’utilizzo di strumentazioni e prodotti multimediali. All’interno della mostra l’approccio didattico è considerato un nodo fondamentale: non si tratta solo di mirare opere, che peraltro sono esempi altissimi di tecnica del disegno, ma anche di comprenderne la funzione, in quel processo insieme alchemico e poetico che è l’ideazione e la realizzazione di un’opera d’arte.” Non fu realizzato il catalogo della mostra.
Come abbiamo detto, ai cartoni preparatori l’artista dava una grandissima importanza, cominciando dallo studio approfondito dei costumi dell’epoca a cui si riferiva l’episodio che voleva rappresentare e disegnando in seguito con cura e ricchezza di particolari i personaggi, molto spesso dal vero. Era un po’ come “facilitarsi” il compito, una volta riportato il cartone sull’intonaco fresco. Secondo Elena Pontiggia : “L’osservatore noterà al primo sguardo non solo la sapienza disegnativa dell’artista, ma il grado di compiutezza dei lavori. Più che a una fase preparatoria siamo di fronte a un’opera finita, anzi al nucleo sostanziale dell’opera.” [2] In effetti, vista l’attenzione dei minimi particolari di moltissimi di questi disegni, possiamo dire con una certa sicurezza che Trivisonno si facesse come prendere la mano, quasi “dimenticasse” che il lavoro vero e proprio era poi quello successivo di realizzare l’affresco. Ancora Pontiggia: “Non si può non notare […] la maestria […]. Trivisonno lavora ad una plasticità ampia e vigorosa, scolpendo, più che dipingendo l’immagine, attraverso un potente ricorso al chiaroscuro. La prospettiva, in particolare, predilige positure insolite, scorci audaci, sottinsù che rafforzano la monumentalità delle figure.”
Spesso il cartone veniva disegnato su entrambi i lati, a volte con soggetti appartenenti allo stesso ciclo di affreschi, ma altre volte anche per cicli successivi. Questo capitava negli anni tra le due guerre, data la difficoltà a reperire la carta da spolvero. Addirittura, nel caso del disegno raffigurante Melchiorre (per l’Adorazione dei Magi della cappella del Convitto Nazionale “Mario Pagano” di Campobasso, 1936), in sede di restauro (1998), fu trovato, incollato sul retro, un cartone con un San Bartolomeo, usato precedentemente forse per il Cenacolo della Cattedrale di Campobasso, quindi del 1933. E forse fu utilizzato nello stesso 1936 anche per il Cenacolo di Colle d’Anchise.
[1] – “Amedeo Trivisonno – Cartoni d’affresco 1927-1939”, mostra tenutasi presso l’Accademia delle Arti del Disegno, Firenze (1/29 ottobre 2000) e Grandi Magazzini Generali, Campobasso (7 novembre/28 dicembre 2000)
[2] – Amedeo Trivisonno – Cartoni d’affresco 1927-1939, catalogo della mostra omonima – Edizioni Polistampa, Firenze, 2000, pag. 20