
Campobasso, Cattedrale della Santissima Trinità, 1933 – 1938
Dopo il rientro a Campobasso da Roma (1933) (v biografia), Trivisonno ottiene diverse importanti committenze, come per esempio il ciclo di affreschi della Cattedrale. Inizia i lavori nello stesso ‘33 terminandoli nel ‘38 e ricopre le pareti della Santissima Trinità con straordinario vigore creativo e interpretativo.
Così l’artista rievoca l’inizio del lavoro nelle terzine dell’autobiografia:

Nessuno in patria sua fu profeta
e ciò si legge giusto nel Vangelo
e tien per certo che qualcun ti vieta
di dar il ben che hai, e vuoto e gelo
intorno a te lo fa finché ti svia,
per cui all’Episcopio, e senza velo,
proposi di offrire l’arte mia
e non vietarmi dritto di accesso
in Cattedra, perché di già venia,
a fine di restauro complesso,
ad esser pronta per l’abbellimento.
M’offrirono un patto ed un processo:
“Diciamo a questo giovane scontento
che la sua mano ancora incerta
farà sgarbo, tosto, in un momento
la sua pittura tutta andrà coperta.”
Così facea parlar chi mi temeva.
Ma la malizia sua fu scoperta.
Prevenzion per me più non s’aveva
col progredire infatti dei lavori
e il Vescovo Romita ne godeva.
Un primo bozzetto poi non eseguito
Evidentemente per il giovane pittore si tratta di una sfida, come sottolinea Corrado Carano nella sua monografia 1. Il giovane scontento aveva, a quanto pare, qualche nemico, forse mosso dall’invidia. Ma la sicurezza nel suo mestiere e nello stesso tempo una buona dose di umiltà 2 gli fanno superare qualsiasi ostacolo ed egli si cimenta in qualcosa di grandioso che ancora oggi si può ammirare nella chiesa principale di Campobasso.
Elenco affreschi
° Il Cenacolo, 1933 – ex cappella SS.mo Sacramento
° Moltiplicazione dei pani e dei pesci, 1933 – parete di ingresso, parte inferiore
° Consegna delle chiavi a Pietro, 1933– parete di ingresso, parte superiore (ridipinto a tempera nel 1972 da Leo Paglione)
° Battaglia di Lepanto, 1938 – cappella del Rosario
° Predicazione di San Domenico agli Albigesi, 1938 – cappella del Rosario
Elenco cartoni d’affresco e studi
° Moltiplicazione dei pani e dei pesci (bozzetto), 1933 – matita e tempera – cm 140×270 – Collezioni del Comune di Campobasso
° Moltiplicazione dei pani e dei pesci (personaggi), 1933 – seppia – cm 170×198 – Collezioni del Comune di Campobasso
° Moltiplicazione dei pani e dei pesci (l’apostolo Giacomo Minore), 1933 – spolvero e seppia – cm 100×93,5 Collezioni del Comune di Campobasso
° Moltiplicazione dei pani e dei pesci (l’apostolo Giacomo Minore), 1933 – spolvero modellato a carboncino e seppia – cm 143×112 – Collezioni del Comune di Campobasso
° Moltiplicazione dei pani e dei pesci (l’apostolo Matteo), 1933 – tempera su carta – cm 149×104 – Collezione privata
° Moltiplicazione dei pani e dei pesci (particolare di una famiglia), 1933 – carboncino su carta da spolvero – cm 175×202 – Collezione privata
° Gesù e cinque apostoli, 1933 – per il Cenacolo – seppia – cm 120×245 – Collezioni del Comune di Campobasso
° L’apostolo Giuda, 1933-34 – sanguigna – cm 170×125 – Collezioni del Comune di Campobasso
° San Bartolomeo, 1933 – (sul retro Melchiorre, realizzato probabilmente per l’Adorazione dei Magi della cappella del Convitto Nazionale “Mario Pagano”https://www.convittonazionalemariopagano.edu.it/ di Campobasso, 1936) – sanguigna e seppia – cm 190×130 – Collezioni della Regione Molise
° Cinque apostoli, 1933-34 – sanguigna – cm 130×250 – Collezioni del Comune di Campobasso
° Gesù e cinque apostoli – per il Cenacolo, 1933-34 – seppia – cm 120×245 – Collezioni del Comune di Campobasso
° L’arciduca d’Austria, 1937– per l’affresco de La battaglia di Lepanto – carboncino – cm 222×178 – Collezioni del Comune di Campobasso
° L’arciduca d’Austria, 1937-38 – per l’affresco de La battaglia di Lepanto – carboncino – cm 222×178 – Collezioni del Comune di Campobasso
° La Madonna del Rosario col Bambino, 1937 – per l’affresco de La battaglia di Lepanto – carboncino – cm 330×178 – Collezioni del Comune di Campobasso
° La Madonna del Rosario, 1937 (sul retro: Angelo, 1939, appartenente al ciclo di affreschi di S. Antonio Abate, Campobasso) – per l’affresco de La battaglia di Lepanto – carboncino e seppia – cm 193×176 – Collezioni del Comune di Campobasso
° Un albigese, 1937 – (sul retro: S. Domenico parla agli Albigesi, stesso ciclo) per l’affresco La battaglia di Lepanto – carboncino – cm 245×168 – Collezioni del Comune di Campobasso
° Albigesi, 1937 – (sul retro spolvero de L’Eterno Padre, 1937, stesso ciclo) – per l’affresco de La battaglia di Lepanto – carboncino – cm 271×178 – Collezioni del Comune di Campobasso
° San Domenico, 1937 – per l’affresco de La battaglia di Lepanto – carboncino – cm 330×178 – Collezioni del Comune di Campobasso
Questi cartoni (a parte i due segnati come collezione privata) sono stati donati nel 1998 dalla famiglia dell’artista al Comune di Campobasso, a tre anni dalla scomparsa dell’artista. Era stato un suo espresso desiderio che ritornassero alla città natale. Si trovano all’interno del Convitto Nazionale “Mario Pagano” e sono visibili al pubblico in rare occasioni. Campobasso non si è ancora dotata di una Galleria d’arte moderna e contemporanea vera e propria, atta ad accoglierli.
Affreschi
Allor dipinsi come venne fuori
il pan moltiplicato per le genti
che nel Messia riposto avean i cuori,
e nella moltitudine presenti,
io misi moglie e figli tutti uniti
con me a mangiare il pane dei credenti,
e tra la folla, accortamente siti,
ritratti di amici feci al vero,
ch’ancor sembran vivi i dipartiti.
Cenacolo dipinsi col mistero
profetico d’Abramo e Malachia,
e il cosmo che l’Eterno abbraccia intero.
Ella sa essere spirituale e corporeo insieme e sa raggiungere nelle sue espressioni quella compiutezza di visione – caratteristica della grande arte italiana di tutti i tempi – per la quale i valori materiali e spirituali fondendosi danno luogo alla possibilità della rappresentazione dell’uomo naturale, che fu la grande scoperta del nostro Rinascimento. La sua “Ultima Cena”, nella quale l’interesse delle varie parti converge verso la figura centrale di Cristo e in cui l’umano e il divino confluiscono quasi a cercar l’armonia, è, indubbiamente, la sua composizione più bella e conferma quanto ho potuto cogliere nelle riproduzioni dei suoi affreschi.
(Dalla lettera del 9 febbraio 1934 del Sovrintendente all’arte Medievale e Moderna degli Abruzzi e del Molise. riportata da C. Carano nella monografia a pag, 41)


carboncino su carta – cm 330×178







A proposito di questo particolare della famiglia (dove peraltro i modelli furono egli stesso, la moglie e i primi tre figli), l’artista, con l’umiltà che lo contraddistingueva, ebbe a dire molti anni dopo che la gamba della donna era in una posizione sbagliata rispetto al corpo, sembrava partire dalla parte superiore del bacino. E l’errore realizzato nel cartone d’affresco venne purtroppo fedelmente riportato sull’affresco. Un’ulteriore dimostrazione di come negli affreschi si attenesse fedelmente agli studi preparatori.
Disegni preparatori


cm 140×270






Studi






A maggio 2024 questi capolavori sono stati di nuovo resi visibili al pubblico, dopo un restauro (anche della struttura) durato diversi anni.



Foto Rossella De Rosa
1 Corrado Carano, Sognando il Rinascimento: Amedeo Trivisonno, editrice Lampo, Campobasso 1992, pag. 39
2 Ma se qualcun mi fece nocumento/fui pronto a perdonare, ché nessuno/di noi è campion da monumento, A. Trivisonno, Memorie, pag. 31



