
Campobasso, 1936 – cappella del Convitto Nazionale “Mario Pagano”
Parlavasi d’ornare l’Aula Magna
del Nazional Collegio del “Pagano”
che per tradizion le s’accompagna
qualunque fatto del sapere umano,
come arte d’oratoria o conferenza,
o di concerto giunto di lontano,
che ancora oggi, sempre in efficienza,
è conosciuta centro culturale
e i cittadin ne portan confidenza.
Così venuto a risaper di tale
evento, fui sollecito a fare
e studiare progetto sì speciale
per quella sala che volevo ornare
alla maniera dell’epoca dei Dogi,
come il Veronese fe’ strabiliare.
Ma i membri responsabil eran mogi
e vollero da Roma aver consiglio
Ei si chiamava Emilio Notte e dico
che tanto l’apprezzai e lo stimai,
che sempre a tutti ancor l’addico,
ché d’arte di pittura, quanto mai,
nessun sapeva in più, e per sua fama,
a Napoli allievi n’ebbe assai.
Ma la pittura fu giocata a dama
con l’opera Balilla che soffiava
pedine su pedine, nella brama
di costruir palestre, e ciò che andava
per dar l’istruzione militare,
che ai giovani e ai ragazzi s’impostava,
per cui tutti i fondi urgeva dare
all’opera “Pupilla” del fascismo
ch’ell’era sol cultur da riguardare.
L’addio dovetti dare al mio lirismo
che d’Opici e Sanniti era pervaso,
e ritornai al mio misticismo,
giacché nella Cappella, non a caso,
mi fu assegnato un lavor d’affresco
a riparazion di quello evaso.
In questo nuovo impegno feci adesco
ad uno stile pregno di cultura
piuttosto di sapor quattrocentesco,
eccetto nella “Disputa” che pura fu l’ispirazion che la pervase,
facendo original quella pittura.
L’artista è di continuo in fase
d’un suo processo tecnico sofferto
e vuole stabilirne nuova base
per meglio esprimer ciò che ha scoperto
e, come mamma ingoia pel suo nato,
pur egli gode il frutto del reperto.
Quando si accinge a realizzare gli affreschi nella cappella del “Mario Pagano”, Trivisonno è ormai apprezzato e conosciuto, e, nonostante i retroscena politici così ben spiegati nei suoi versi, riesce a lavorare cimentandosi e sperimentando nuove strade.
A riprova di quanta sicurezza gli venga dalla fama acquisita, si può ora permettere di spaziare in altri stili, rispetto a quello fin qui perseguito. Proprio di questo Elena Pontiggia scrive, quando tratta dei cartoni d’affresco 1 del “Mario Pagano”, nel catalogo della mostra del 2000 (Firenze e Campobasso):
Un raffronto, questa volta tutto interno al mondo pittorico dell’artista molisano, con i cartoni per l’Istituto “Mario Pagano” (Campobasso) mostra come in Trivisonno non ci sia una predilezione univoca per un’epoca della storia dell’arte, ma un’ispirazione nomade, che guarda ora a un secolo ora all’altro, scegliendo quanto meglio si addice ai propri temi, alla propria verità, alla propria esperienza espressiva. Così, in queste carte, il riferimento più immediato è a un certo Quattrocento purista, o a un Trecento neo-giottesco, evidente soprattutto nelle figure di schiena della composizione intitolata Gesù tra i Dottori. Qui il disegno raggiunge una sintesi assoluta (totalmente opposta, in termini puramente stilistici, all’analiticità degli Apostoli o dell’Enea: le figure sono raccolte in una volumetria compatta, che il chiaroscuro accarezza e accentua. La figura è scolpita in un unico blocco, che sigilla e riassume nel proprio contorno ogni elemento superfluo o inessenziale. 2
AFFRESCHI
° Adorazione dei Magi – (parete destra)
° Crocifissione – (parete sinistra)
° Gesù tra i Dottori – (parete di ingresso)










Alla luce di foto recenti, eseguite da Nicola Paolantonio, che meglio mostrano gli spazi della cappella del “Mario Pagano”, si può forse ipotizzare che Trivisonno possa aver realizzato anche le decorazioni del soffitto e della fascia inferiore delle pareti. E naturalmente la scritta “Quae sunt Caesaris Caesari quae sunt Dei Deo“ Lo fa pensare il fatto che non fosse alieno da lavori che esulassero dalla pittura vera e propria. Nello stesso anno infatti, è su suo disegno che viene realizzato l’altare della cappella della Madonna del Rosario in via Garibaldi nella stessa Campobasso. E circa un decennio dopo (1949), a Larino (CB) è attestata la ripavimentazione della chiesa della Croce, annessa al convento dei cappuccini.

Una scoperta recente (settembre 2024) ha evidenziato come sulla decorazione del mantello di Gesù sia presente una scritta: Dio proteggi l’Italia. Anche qui, come in altri lavori, l’artista dimostra di essere ben al corrente di quello che succedeva in Italia e nel mondo. Qui sente il bisogno di affidare a Gesù una preghiera, quella di proteggere l’Italia. Ricordiamo che siamo nel 1936, in pieno fascismo e in pieno tentativo dell’Italia di espandere i confini occupando paesi stranieri (la Guerra d’Etiopia è proprio del 1935-36).
Disegni preparatori



1 E forse mai come in questo caso possiamo dire che i dipinti realizzati siano fedeli ai disegni, caratteristica, questa, tipica di Trivisonno, che dava la massima importanza ai disegni preparatori.
2 Amedeo Trivisonno – Cartoni d’affresco 1927-1939, catalogo della mostra omonima, a cura di E. Pontiggia, Edizioni Polistampa, Firenze 2000, pag. 21