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    Parlavasi d’ornare l’Aula Magna
    del Nazional Collegio del “Pagano”
    che per tradizion le s’accompagna
    qualunque fatto del sapere umano,
    come arte d’oratoria o conferenza,
    o di concerto giunto di lontano,
    che ancora oggi, sempre in efficienza,
    è conosciuta centro culturale
    e i cittadin ne portan confidenza.
    Così venuto a risaper di tale

    evento, fui sollecito a fare
    e studiare progetto sì speciale
    per quella sala che volevo ornare
    alla maniera dell’epoca dei Dogi,
    come il Veronese fe’ strabiliare.
    Ma i membri responsabil eran mogi

    e vollero da Roma aver consiglio

    Ei si chiamava Emilio Notte e dico
    che tanto l’apprezzai e lo stimai,
    che sempre a tutti ancor l’addico,
    ché d’arte di pittura, quanto mai,
    nessun sapeva in più, e per sua fama,
    a Napoli allievi n’ebbe assai.
    Ma la pittura fu giocata a dama
    con l’opera Balilla che soffiava
    pedine su pedine, nella brama
    di costruir palestre, e ciò che andava
    per dar l’istruzione militare,
    che ai giovani e ai ragazzi s’impostava,
    per cui tutti i fondi urgeva dare
    all’opera “Pupilla” del fascismo
    ch’ell’era sol cultur da riguardare.
    L’addio dovetti dare al mio lirismo
    che d’Opici e Sanniti era pervaso,

    e ritornai al mio misticismo,
    giacché nella Cappella, non a caso,
    mi fu assegnato un lavor d’affresco
    a riparazion di quello evaso.
    In questo nuovo impegno feci adesco
    ad uno stile pregno di cultura
    piuttosto di sapor quattrocentesco,
    eccetto nella “Disputa” che pura fu l’ispirazion che la pervase,
    facendo original quella pittura.
    L’artista è di continuo in fase
    d’un suo processo tecnico sofferto
    e vuole stabilirne nuova base
    per meglio esprimer ciò che ha scoperto
    e, come mamma ingoia pel suo nato,
    pur egli gode il frutto del reperto.