
Isernia – Cattedrale di San Pietro Apostolo, 1927 e 1966
Nel 1927 Trivisonno si trasferisce ad Isernia, ivi chiamato ad affrescare la cattedrale. Si è appena sposato con Maria Rosaria Barletta. Ormai apprezzato dal punto di vista artistico, si può dire che è qui il vero debutto della sua vita professionale e personale.
La Cattedral d’Isernia fu seguente
nel millenovecentoventisette
al mio debutto, provvidenzialmente.
Maria Rosaria sposa il Ciel mi dette
e vita nuova d’arte e di amore,
col suo amplesso, venne e si ristette.
Mi mossi ad affrescar con gran fervore
la cupola, la volta e le pareti,
con lena m’impegnai, e con favore,
a gloria dell’Assunta e dei Profeti,
dei Santi, e pur di tutti i Patriarchi
composi i lor caratteri completi.
° Visione di Ezechiele (dall’Apocalisse), affresco – parete di fondo del presbiterio, riscoperto dopo il 1987 (data desunta da una foto di questa data fatta dallo stesso artista, foto in cui manca l’affresco)
° Quo vadis?, affresco – non più visibile
° Santi Cosma, Damiano, Nicandro, Marciano, Daria, affresco – volta del presbiterio – non più visibili
° Assunzione di Maria e San Michele Arcangelo che caccia Lucifero, affresco – cupola
° San Giovanni di Damasco, San Bernardo da Chiaravalle, San Dionisio, San Timoteo, affresco – pennacchi della cupola
° Conversione di San Paolo, affresco – parete destra del presbiterio – ridipinto a tempera nel 1966 da Leo Paglione su disegni di Trivisonno
° Pesca miracolosa o Gesù e gli Apostoli sul lago di Tiberiade, tempera – parete sinistra del presbiterio – ridipinto a tempera nel 1966 da Leo Paglione, su disegni di Trivisonno
Gli affreschi della volta purtroppo sono andati perduti. E anche i dipinti della volta del presbiterio non sono più visibili. Riporta Corrado Carano 1
[…] mentre quelli del presbiterio, che potevano essere salvati, sono stati eliminati per una scelta delle autorità competenti. Probabilmente la Soprintendenza alle Antichità del Molise ha voluto conferire a tutto l’ambiente architettonico un carattere più consono allo stile neoclassico della chiesa, togliendo le numerose pitture del presbiterio, che è il punto di convergenza dell’attenzione dei fedeli.
In quell’anno sessantacinque un gelo
mi venne addosso e chiesi aspettativa,
e a casa stetti un anno, e come un velo
soffrivo il male d’Africa che viva
la voglia di tornare in Egitto
mi prese, anche se in patria, attivo,
menavo vita, sempre a capofitto,
a far pittura in Cattedral d’Isernia,
oppur ritratti ed altro, […]
Nell’anno scolastico 1965/1966, infatti, Trivisonno rimane a Firenze e già dall’estate del ‘65 comincia a realizzare i disegni per gli affreschi delle pareti laterali del presbiterio, che nel ‘27 aveva dovuto affrettarsi a terminare (a scapito del rigore con cui normalmente lavorava) per l’imminente inaugurazione della cattedrale, avvenuta nel 1928. Il discepolo Leo Paglione lo affiancherà in questa nuova impresa.
Come ipotizza Carano, in effetti, una volta terminati gli affreschi nel 1928, la chiesa doveva presentarsi davvero molto ricca, quasi barocca, e questo poco si confaceva allo stile neoclassico della cattedrale.
In realtà non sappiamo cosa abbia spinto la Soprintendenza a eliminare o ricoprire alcuni affreschi, cosa che suscitò tra l’altro le proteste della popolazione. Sta di fatto che dei dipinti straordinari, alcuni molto particolari, sono stati sottratti alla visione del pubblico. Dispiace soprattutto per i due personaggi rappresentati sulla parete di fondo del presbiterio, ai lati dell’altare e sotto la Visione di Ezechiele. Da una foto d’epoca è stato possibile fare delle ipotesi sul loro significato. Rimandiamo alla ricerca di Domenico Di Gregorio nell’ambito delle iniziative del Comitato Trivisonno 2015. La ricerca sostiene buone argomentazioni che potrebbero a buon diritto identificare i due personaggi.

Nel 1987 Trivisonno tornò a visitare la cattedrale di Isernia e probabilmente rimase scioccato vedendo che erano scomparsi i dipinti del fondale con l’Apocalisse (o Profezia di Ezechiele), della volta e anche i due personaggi dipinti ai lati dell’altare maggiore. Restavano solo gli affreschi della cupola, dei pennacchi e delle pareti laterali del presbiterio.

A proposito di uno degli affreschi presenti in dette pareti, un’altra interessante ricerca ha portato il Comitato Trivisonno 2015 ad un’ulteriore assai probabile scoperta, riguardante l’affresco Quo vadis, di cui non si conosceva l’ubicazione all’interno della chiesa. Stavolta però non scomparso perché ricoperto ad opera della Soprintendenza. Corrado Carano non ne fa cenno nella sua monografia 1. Il che non coincide però con la presenza di una cartolina postale, con una scritta di pugno di Trivisonno sul retro.
La ricerca ha il merito di aver “riscoperto” l’affresco, o meglio parte di esso, anche se purtroppo non fisicamente. Vedi ricerca di Andrea Damiano.



Questa ipotesi è stata verificata grazie al fotografo Pasquale Proia, il quale, lavorando sulla foto qui riprodotta, è riuscito a “raddrizzare” l’affresco sulla sinistra del presbiterio, riportando così alla luce almeno in parte il Quo vadis.


Stessa operazione è stata fatta da Pasquale Proia sull’altro dipinto che si vede di sguincio nella foto dell’epoca sopra riportata. La Conversione di Saulo era stata pensata così nel 1927, ma nel 1965 Trivisonno decise di cambiare la composizione di personaggi e cavalli.
Affreschi


cupola

cupola





Disegni preparatori, studi e bozzetti












Studio per Pesca miracolosa,



1 Sognando il Rinascimento – Amedeo Trivisonno, a cura di Corrado Carano, Editrice Lampo, Campobasso, 1992 – pagg. 35-38